Ictus, i fattori di rischio e i fattori di protezione

 

Evento cerebrovascolare a manifestazione improvvisa, l’ictus è causato dall’occlusione di un’arteria cerebrale (nell’80% dei casi) oppure dalla sua rottura. Quando un’arteria cerebrale si chiude, si interrompe l’apporto di sangue verso una specifica regione dell’encefalo. Quando si rompe, si scatena una violenta emorragia cerebrale.

Ad oggi, le malattie cerebrovascolari rappresentano la terza causa di morte in Italia. E possono essere causa, nei pazienti sopravvissuti, di disabilità più o meno gravi. L’entità e la gravità delle lesioni cerebrali dipendono infatti dalle zone colpite: alcuni ictus non lasciano conseguenze, altri compromettono irrimediabilmente la qualità della vita, altri ancora conducono al decesso. Ecco perché, prima ancora che riconoscerne i sintomi, è fondamentale sapere quali sono i fattori di rischio e quali i fattori di protezione alla base dell’ictus.

I fattori di rischio

Esistono fattori di rischio che non sono modificabili: l’età, il sesso, la predisposizione familiare. Il rischio di subire un evento cerebrovascolare cresce con l’aumentare dell’età: raddoppia ogni decade, a partire dai 55 anni, e si manifesta prevalentemente dopo i 65. Ad esserne maggiormente colpiti sono gli uomini, specie se con altri casi tra i loro familiari stretti.

Tuttavia, diversi altri fattori di rischio sono modificabili. Le tre principali cause di ictus sono:

  • la cardioembolia (i coaguli si formano nel cuore e poi viaggiano fino al cervello, causando l’occlusione), a sua volta causata dalla fibrillazione atriale
  • la trombosi di un vaso con aterosclerosi
  • patologie dei piccoli vasi cerebrali, più frequenti in chi soffre d’ipertensione e diabete

Ecco dunque che, tra i fattori che aumentano il rischio di incorrere in un ictus, troviamo:

  • ipertensione
  • diabete
  • colesterolo alto
  • sovrappeso
  • fumo
  • fibrillazione atriale

Ipertensione

La pressione arteriosa dovrebbe mantenersi sempre al di sotto dei 140/90 mmHg. Se le pareti delle arterie si ostruiscono, si restringono o si induriscono, la pressione aumenta: il cuore è dunque costretto a pompare con più forza, per far arrivare il sangue ad ogni zona dell’organismo. Tuttavia, il progressivo affaticamento del cuore e il danneggiamento dei vasi arteriosi alla lunga possono causare un ictus.

Diabete, ipercolesterolemia e sovrappeso

Il diabete, caratterizzato dai livelli di glucosio nel sangue costantemente al di sopra dei 126 mg/dl, altera i vasi sanguigni. E così anche l’ipercolesterolemia. I depositi di grasso nel sangue restringono le arterie, mentre il diabete le irrigidisce e causa placche aterosclerotiche: curare le due patologie è fondamentale per diminuire il rischio di ictus, e così pure effettuare tutti i controlli periodici prescritti dal diabetologo. Allo stesso modo è necessario tenere sotto controllo il peso, in quanto sovrappeso e obesità sono tra le prime cause di diabete e ipercolesterolemia.

Fumo

Il fumo, per via della nicotina, causa aterosclerosi (le pareti delle arterie perdono elasticità e si ostruiscono, ostacolando il flusso sanguigno), aumenta l’aggregazione piastrinica (le piastrine tendono ad attaccarsi tra loro, formando coaguli) ed eleva la pressione arteriosa.

Fibrillazione atriale

Aritmia cardiaca, la fibrillazione atriale si caratterizza per l’attivazione caotica degli atri: il sangue non riesce ad essere pompato per intero nei ventricoli, e può originare coaguli e grumi che – immettendosi nella circolazione sanguigna – aumentano il rischio di ictus. Essendo tale patologia la causa del 20% degli ictus, è importante controllare regolarmente la fibrillazione atriale dopo i 40 anni. Esistono misuratori di pressione, acquistabili in farmacia, che consentono di controllare oltre alla pressione arteriosa anche la fibrillazione: se i valori si attestano regolarmente tra i 100 e i 175 battiti per minuto, è necessario consultare il medico.

I fattori di protezione

La coesistenza di diversi fattori di rischio moltiplica le probabilità di incorrere in un ictus. Ecco perché intervenire per tempo diventa fondamentale. Ma fondamentale è anche determinare quali sono invece i fattori di protezione.

Un gruppo di ricercatori dell’università di Rotterdam ha seguito per 15 anni 39mila persone, proprio per identificare entrambi i fattori: la ricerca, pubblicata su Neurology, ha confermato la presenza di colesterolo cattivo e trigliceridi tra i maggiori fattori di rischio, a cui si aggiunge il piruvato (la sostanza, derivante dal metabolismo del glucosio, se presente in quantità elevate aumenta la probabilità di ictus del 13%). Tra i fattori di protezione, invece, vi è l’istidina. Tale aminoacido è presente nei cibi proteici (carne, uova, latticini, cereali), e diminuisce il rischio di ictus del 10% quando presente in quantità elevate nel sangue, secondo lo studio dei ricercatori olandesi. Allo stesso modo, svolge un’azione preventiva il colesterolo buono.

I sintomi dell’ictus

I più comuni sintomi di ictus, che devono far scattare il campanello d’allarme e richiedere un immediato soccorso, sono:

  • difficoltà a parlare in modo corretto
  • deviazione della bocca
  • perdita di forza e/o sensibilità da un lato del corpo
  • perdita di una fetta del campo visivo
  • alterazione dell’equilibrio

È fondamentale recarsi al pronto soccorso non appena i sintomi compaiono, affinché il personale medico possa intervenire tempestivamente.