Che cos’è l’emicrania e come si cura

L’emicrania è una forma ricorrente di mal di testa.

Si stima che in Italia circa 8 milioni di persone ne soffrano in maniera episodica oppure ricorrente, con il 10-12% della popolazione che riferisce un attacco di emicrania almeno una volta nella vita. La prevalenza è nettamente superiore nelle donne rispetto agli uomini (3:1) e spesso vi è familiarità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cefalea rappresenta la seconda patologia più disabilitante e la terza più frequente. Durante gli attacchi di emicrania, infatti, circa il 60% dei pazienti è incapace di svolgere le proprie attività e spesso necessita di stare in un ambiente silenzioso e buio o di dormire.

Appartenente alla famiglia delle cefalee primarie, l’emicrania:

  • si presenta generalmente, ma non esclusivamente, in un solo lato della testa (unilateralità);
  • produce dolore intenso, pulsante, inabilitante;
  • peggiora con il movimento e spesso si associa a nausea, fonofobia, fotofobia e allodinia.

La durata e la frequenza dell’emicrania sono variabili: a poche ore a giorni, una volta o più al mese. Infine, può presentarsi con o senza aura: l’aura è un sintomo che precede l’attacco emicranico ed è caratterizzato da improvvisi lampi di luce, “annebbiamento” di un emicampo visivo, parestesie agli arti o disturbo del linguaggio, in genere della durata di 15-30 minuti.

Quali sono le cause dell’emicrania?

L’emicrania è provocata da un meccanismo fisiopatogenetico complesso in cui gioca un ruolo fondamentale una proteina, il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), che agisce sul sistema trigemino-vascolare dilatando i vasi  e modulando il segnale doloroso nel sistema nervoso. Durante l’attacco emicranico, i livelli di questa proteina aumentano significativamente.

Inoltre, si verificherebbero alterazioni biochimiche/neurotrasmettitoriali che interferiscono con i meccanismi di modulazione dei segnali nervosi.

È comunque certo che più fattori giochino un ruolo determinante: predisposizione genetica, fattori esterni, patologie sistemiche, fattori ormonali. Ed è stata segnalata una correlazione tra emicrania e consumo di alcool o alcuni alimenti, stress, disturbi del sonno e cambiamenti climatici.

 Come curarla

 L’obiettivo della terapia dell’emicrania in fase “acuta” consiste nel ridurre il dolore e limitare rapidamente la comparsa della sintomatologia associata.

I farmaci più utilizzati sono:

  • aIl trattamento iniziale in caso di sintomatologia da lieve a moderata consiste nell’utilizzo  di  FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) che devono essere assunti ai primi segni dell’attacco emicranico.Fondamentale è seguire le indicazioni mediche: andrebbero usati solo al bisogno, a stomaco pieno e per brevi periodi, in quanto l’abuso può ridurre la loro efficacia e cronicizzare la cefalea. I FANS  possono essere assunti in combinazione con antiemetici;
  • Se gli analgesici risultano inefficaci, i triptani costituiscono l’opzione farmacologica più idonea. La classe dei triptani è costituita da numerosi farmaci con diverse caratteristiche di assorbimento, di attività e durata (capostipite è il sumatriptan). L’effetto dei triptani, se assunti all’esordio del dolore, è rapido e può ridurre notevolmente la gravità e la durata dei sintomi.

Terapia preventiva

La terapia preventiva è utile se l’emicrania si verifica molto frequentemente e/o con sintomi particolarmente gravi e debilitanti con l’obiettivo di ridurne frequenza e intensità.

I medicinali per prevenire l’emicrania devono essere assunti regolarmente, spesso giornalmente.

Diverse classi di farmaci sono state adottate con successo come terapie preventive.

Le principali sono:

  • betabloccanti (propanololo, metoprololo) e calcio-antagonisti (verapamil, flunarizina): agiscono modulando il tono dei vasi sanguigni e regolando i meccanismi implicati nel dolore;
  • antidepressivi triciclici (amitriptilina,nortriptilina): agiscono a livello centrale intervenendo prevalentemente sui recettori della serotonina/noradrenalina, coinvolti nell’insorgenza dell’emicrania;
  • antiepilettici (gabapentin, topiramato, ac valproico): sembrano agire sulla soglia del dolore riducendo l’ipereccitabilità dei neurotrasmettitori e stabilizzando le membrane neuronali. Sono sconsigliati nelle donne in età fertile per la possibile teratogenicità o difetti del neurosviluppo del feto nel caso di gravidanza .

Un’altra opzione terapeutica prevede l’utilizzo della tossina botulinica di tipo A. Il trattamento si è rivelato utile nei casi di emicrania cronica. Le iniezioni vengono effettuate in punti specifici del capo e dei muscoli del collo (secondo uno schema standardizzato), con un effetto che dura fino a 3 mesi.

Da qualche anno è  infine a  disposizione una terapia profilattica mirata per l’emicrania. Si tratta degli anticorpi monoclonali anti CGRP, che agiscono sul sistema trigemino-vascolare contrastando l’effetto di vasodilatazione e quindi lo scatenarsi della crisi. La terapia viene effettuata una volta al mese tramite iniezione sottocutanea che permette di ridurre il numero degli attacchi e l’assunzione di farmaci nella fase acuta. Sono farmaci molto efficaci, che hanno meno effetti collaterali rispetto alle altre terapie di prevenzione disponibili.