Le patologie più comuni della cuffia dei rotatori
Col termine “cuffia dei rotatori” si intende il complesso muscolo-tendineo della spalla, composto dai muscoli rotatori profondi (identificabili singolarmente come sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare). Nel loro insieme, questi muscoli avvolgono la testa dell’omero come fossero una cuffia, per l’appunto, e ci consentono di effettuare la rotazione interna ed esterna dell’arto.
La tendinite della cuffia dei rotatori
Tra le patologie più frequenti che colpiscono questo complesso di muscoli e tendini vi è la tendinite della cuffia dei rotatori, che si presenta con l’infiammazione di uno o più dei tendini che la costituiscono, mentre la borsite è l’infiammazione di una delle borse, ovvero le piccole sacche che ci sono tra i tendini e che, con il loro contenuto fluido, hanno la funzione di diminuire gli attriti durante i movimenti.
La prima di queste infiammazioni è una condizione molto comune, ed è solitamente caratterizzata da un dolore sempre presente e da una limitazione nell’esecuzione di alcuni movimenti. Le sue cause? Uno sforzo eccessivo, oppure una naturale degenerazione delle strutture tendinee dovuta all’età o ad una postura errata. Per curare la tendinite della cuffia dei rotatori è necessario rivolgersi ad un medico specialista fisiatra o ortopedico il quale, effettuata la diagnosi, prescriverà farmaci antinfiammatori, terapie fisioterapiche e l’eventuale intervento chirurgico nei casi più gravi di lesione tendinea.
Le tendinopatie in età giovanile vengono trattate conservativamente, ovvero sia con la riabilitazione, che prevede un mix di terapia manuale, terapie fisiche ed esercizio attivo di riequilibrio. Molte volte, tra i più giovani, sono alcuni tipi di attività sportive a sollecitare in particolar modo le articolazioni, creando poi questo tipo di infiammazione: tennis, nuoto, canottaggio, sollevamento pesi, basket, rugby e i vari sport di lancio. In età più avanzata, invece, i problemi diventano degenerativi e spesso è necessaria una procedura chirurgica per suturare o reinserire questi tendini alla testa omerale: con l’età, diminuiscono infatti l’afflusso di sangue alle articolazioni e la quantità di proteine fibrose, tra cui il collagene, che servono per sostenere tendini e muscoli. Ecco perché, negli anziani, le rotture sono purtroppo ricorrenti.
Come si curano le tendiniti
Le onde d’urto e la tecarterapia sono un valido alleato che può intervenire anche su problematiche di maggiore entità: un ciclo costante e immediato potrebbe risolvere la fase acuta e più dolorosa in modo concreto. Segue poi la fase di riabilitazione, fondamentale per recuperare la corretta funzione muscolo-articolare (spesso causa della patologia) ed avere un risultato duraturo nel tempo. In casi specifici potrebbero essere opportune invece le infiltrazioni di corticosteroidi per alleviare velocemente l’infiammazione. Solo in situazioni rare si arriva alla sala operatoria (come detto, in particolare per gli anziani) per risolvere eventuali lesioni associate, più che per l’infiammazione fine a se stessa.
Nel post-operatorio è importante insegnare al paziente come gestire il tutore e come eseguire i primi semplici movimenti di auto-mobilizzazione: si parla infatti di mobilizzazione attiva assistita, e di rieducazione al gesto motorio. Solitamente, dopo le prime sei settimane dall’intervento, il paziente comincia ad effettuare esercizi funzionali più impegnativi in elevazione, che lo porteranno poi alla ripresa globale della mobilità attiva.
A cura del dott. Gianni Venegoni