Reflusso gastroesofageo: cause, sintomi e trattamenti

Disturbo comunissimo, il reflusso gastroesofageo ha una sintomatologia abbastanza tipica: acidità, bruciore di stomaco, rigurgito. Si tratta spesso di un evento passeggero che, talvolta, può diventare un appuntamento fisso nelle nostre giornate.

Presso il Centro Salute Colleoni è possibile prenotare una prima visita di Medicina Interna col dottor Guido Bonoldi. La Medicina Interna è infatti quella branca della medicina che si occupa degli apparati (respiratorio, cardiovascolare, digerente), dei reni, dei sistemi emopoietico ed endocrino, e di malattie infettive, immunitarie e reumatiche.

Reflusso gastroesofageo, cos’è e come riconoscerlo

Detto anche reflusso gastrico, il reflusso gastroesofageo si verifica quando una parte del contenuto gastrico acido risale involontariamente verso l’esofago. Se può succedere che la risalita avvenga dopo i pasti, in quantità minima e senza causare problemi, in alcuni casi il problema è talmente serio che si parla di “malattia da reflusso gastroesofageo”.

I sintomi tipici del reflusso gastroesofageo sono due: bruciore a livello retrosternale e rigurgito (ritorno di acido in gola). Talvolta possono comparire inoltre:

  • salivazione eccessiva
  • dolore al torace
  • nausea
  • vomito
  • difficoltà a deglutire
  • tosse cronica
  • singhiozzo
  • raucedine
  • senso di gonfiore
  • alitosi

A causare il reflusso, che può andare e venire nel corso della giornata o essere costante, è generalmente il mancato funzionamento della “valvola” che – posta tra l’esofago e lo stomaco – regola il passaggio del bolo alimentare. Se la valvola (il cui nome è “sfintere gastroesofageo”) non si apre nel modo corretto, i succhi gastrici e il cibo risalgono lungo l’esofago. Altre cause possono essere l’assunzione di taluni farmaci (sedativi, anestetici, antidepressivi, antidolorifici), contrazioni muscolari involontarie e l’ernia iatale. Ma non solo. Influiscono anche:

  • eccessivo consumo di caffè, cibi grassi e fritti, bevande gassate
  • gravidanza
  • scarsa masticazione
  • l’abitudine di sdraiarsi subito dopo i pasti
  • stress
  • chili in eccesso
  • alcol
  • fumo

Reflusso gastroesofageo, i rimedi

Quando si avvertono i sintomi sopradescritti, prima che la malattia da reflusso gastroesofageo peggiori e dia vita a complicanze (ulcera su tutte), è bene consultare il medico. Sarà lo specialista a stabilire la terapia corretta, per preservare l’esofago e per alleviare la sintomatologia.

Prima ancora di stabilire la cura, che generalmente si basa su un cambiamento dello stile di vita ma può talvolta prevedere l’assunzione di specifici farmaci, è necessario adottare norme comportamentali:

  • limitare alcol e fumo
  • perdere il peso in eccesso
  • mangiare lentamente, stando in posizione eretta
  • non sdraiarsi dopo i pasti
  • ridurre lo stress
  • evitare abiti troppo stretti in vita
  • consumare porzioni ridotte ai pasti

I cibi da privilegiare sono quelli magri: pollame senza pelle, formaggi e pesci magri, cereali e legumi a basso contenuto di fibre, frutta e verdura in porzioni non eccedenti i 150 grammi a pasto. Da evitare, rigorosamente, sono invece gli alimenti grassi. I cibi vanno mangiati tiepidi, prediligendo le cotture leggere e gli alimenti freschi.

Seguendo queste poche e semplici regole, nel 30% dei casi circa si riduce la sintomatologia.

In caso una modifica del proprio stile di vita non sia sufficiente, è possibile che lo specialista prescriva una terapia farmacologica. I farmaci più utilizzati sono i farmaci inibitori della pompa protonica (PPI), gli antagonisti dei recettori H2, i protettori della mucosa esofagea, i farmaci procinetici e gli antiacidi da banco.