Tampone e test sierologico, caratteristiche e differenze

Dall’inizio della pandemia ad oggi, la quotidianità di tutti è cambiata. Grandi e piccini. E due parole sono “prepotentemente” entrate nelle nostre vite: tampone e test sierologico. Ma in cosa consistono le due indagini, e in cosa si differenziano?

La prima fondamentale differenza sta nel loro scopo: il tampone permette di individuare se è stato contratto il virus e se questo è ancora presente nell’organismo (se si è dunque ancora positivi e contagiosi), mentre il test sierologico rileva la presenza di anticorpi (risposta immunitaria) senza certificare però l’avvenuta guarigione. Tanto che, in caso di test sierologico positivo, viene prescritto il tampone per verificare che l’individuo non sia ancora malato.

Come funziona il tampone faringeo

Il tampone faringeo viene effettuato mediante un bastoncino cotonato inserito nel naso, al fine di prelevare materiale biologico dalla mucosa delle prime vie respiratorie (dove si annidano virus e agenti patogeni). Successivamente, il bastoncino viene inserito in un contenitore, sigillato e mandato in laboratorio ad analizzare. Qui viene sottoposto alla PCR (Reazione a Catena della Polimerasi), una particolare procedura che consente di amplificare i microrganismi virali e di individuare casi positivi da presenza di Covid-19.

Se è positivo, il paziente viene sottoposto ad un secondo tampone e messo in isolamento fiduciario per 14 giorni (oppure ricoverato, se i sintomi lo richiedono), terminati i quali verranno effettuati altri due tamponi a distanza di 24 ore. Solamente dopo due tamponi negativi, si viene considerati guariti e dunque si può tornare alla vita normale.

Come funziona il test sierologico

Il test sierologico consente di individuare se la persona ha sviluppato gli anticorpi al Covid-19 (usualmente IgM e IgG). Due sono le principali tipologie impiegate:

  • la chemiluminescenza (ChLia)
  • il metodo Elisa (dall’inglese “Enzyme-linked immunosorbent assay”)

La chemiluminescenza si basa su una reazione chimica: nel momento in cui gli anticorpi si legano all’antigene, e dunque ad una sostanza che il sistema immunitario riconosce come estranea, questi emettono una luce che viene rilevata da un sensore. L’Elisa è invece un metodo colorimetrico, con l’antigene che aderisce a una superficie e – quando si lega all’anticorpo – questo viene reso riconoscibile grazie ad un enzima che provoca un cambiamento di colore.

Entrambi i metodi sono in grado di riconoscere gli anticorpi (le immunoglobuline G) presenti nel sangue venoso periferico: se questi vengono rilevati, significa che il paziente ha contratto il virus oltre un mese prima (a prescindere che ne abbia manifestato i sintomi o meno).

Mentre il tampone consiste nell’infilare un cotton fioc nel naso, il test sierologico è un “semplice” prelievo del sangue. Non sono però due metodologie d’indagine alternative: salvo prescrizioni mediche, la persona che volesse indagare da sé la presenza degli anticorpi dovrà sottoporsi al test e – solo in caso di positività – al tampone.